Un pò di storia

STORIA DEL GRAN CARNEVALE MAIORESE

Il Gran Carnevale Maiorese,  per chiamarlo col nome completo, ha delle origini abbastanza singolari e nasce ufficialmente nel 1971 ma le premesse si creano già l’anno prima.
Infatti, nel 1970 esattamente nella 3° edizione del Carnevale di Minori,  il gruppo Nuova Naiade di Maiori, era stato invitato a partecipare con una rappresentazione dal titolo “Satyricon”.
Satyricon raffigurava, tra colonne e veli, un banchetto ambientato nell’antica Roma con più di quindici figuranti in tunica e calzari. La scena era molto divertente anche grazie ai canti a tema cantanti durante la sfilata. Inoltre i ragazzi banchettavano veramente: vera era la frutta, vero era il pane, vero era il pollo arrosto e vero era soprattutto il vino!
All’atto della premiazione non ritenendo di essere stati giudicati equamente (ultimo posto) e oramai entrati perfettamente nel ruolo, testimoniarono il loro dissenso lanciando sul palco i resti del banchetto, promettendo che l’anno successivo avrebbero organizzato un nuovo Carnevale.
Nel 1971 nacque infatti il 1° Gran Carnevale Maiorese, che ebbe subito un grandissimo successo con la partecipazione di ben 10 gruppi già alla prima edizione. L’intento iniziale del GCM era quello di coinvolgere un po’ tutti i paesi della Costa, da Cetara a Tramonti, da Atrani ad Amalfi: impresa riuscita al primo colpo.
Dopo pochi anni questa manifestazione registrava già decine di migliaia di spettatori, diventando presto un punto di riferimento importante tutta la Regione.
Una peculiarità del GCM furono i carri che inizialmente non erano in ferro e carta pesta, ma erano intesi piuttosto come “rappresentazioni sceniche”, ossia vere e proprie scenette teatrali ben studiate e  divertentissime con coreografie ricercate. Spesso venivano creati stornelli e musiche ad hoc. Vanno ricordati:
– “Le mille e una notte”,
– “Brancaleone alle crociate“ per il quale gli abiti arrivarono da Cinecittà direttamente dal film di Mario Monicelli e non poche furono le lotte interne per indossare gli abiti che erano stati di Vittorio Gasmann
– “Il ring Benvenuti-Monzon” del 1971, che celebrava l’impresa del pugile Italiano realizzata pochi mesi prima;
– “Le Hawaii al Carnevale di Maiori” del 1972;
– “L’inferno” con canti della Divina Commedia portati in modo farsesco al grande pubblico.
– “Moulin Rouge” del 1973;
– “Viaggio di Ulisse” del 1974…
Ciò che fece ben presto conoscere il GCM fu il suo spirito “popolare” inteso come folklore e partecipazione, che riuscì a coinvolgere il pubblico come in una grande festa di paese.
Il GCM fu abile a non guardare né si affidarsi ai format di altre manifestazioni già esistenti, ma lavorò di istinto e adattò il Carnevale seguendo la propria identità.
Il GCM nacque prima di tutto come una festa: i maioresi si divertivano e così riuscivano anche a far divertire i visitatori.
A testimonianza di quanto detto basti ricordare i “cuppini” (il cuppino o mestolo), che in gergo maiorese indica le grandi cene fatte in compagnia. Queste cene erano organizzate durante il periodo di preparazione al Carnevale e si svolgevano alla fine di ogni giornata di lavoro.
La sua essenza folkloristica e festosa, semplice ma non banale, condusse a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 gli osservatori del Carnevale di Putignano a visitare il GCM, attratti dall’idea di poter riprodurre quel clima di “festa popolare” anche nel loro ultracentenario carnevale.
Una volta consolidato il suo personale “format”, il GCM inizia pian piano ad evolversi.
Da metà anni ‘70 per i carri si iniziano ad usare il ferro e la cartapesta. Le idee e i temi sono sempre ricercati e con messaggi sociali forti. Grazie alla storica presenza di ottimi artigiani nella zona non ci volle molto per raggiungere rapidamente notevoli picchi di bravura.
Dalla fine degli anni ‘70 i carri allegorici, di pari passo con la loro evoluzione artistica e quindi al loro miglioramento estetico, iniziano ad assumere un ruolo sempre più centrale all’interno della manifestazione.
Fino a questo punto ancora però il GCM riesce a conservare il suo spirito popolare e coinvolgente, tanto che i picchi di pubblico si concentrano proprio negli anni ’80.
Gran parte del successo e della fama del GCM fu dovuto alla fantasia e l’originalità con cui ogni gruppo affrontava le tematiche più importanti.
Ancora oggi ad esempio, molti dei carri costruiti negli anni ‘70 o ‘80, si rivelano più attuali che mai:
– 1973 un anno di guai (1974 sul tema del colera in Campania);
– La Cina Avanza (1975);
– Nasco anch’io no tu no (sul tema dell’aborto 1976 quasi 40 anni fa!!!!!!!!! );
– Amica Terra (sul tema dell’ecologia, 1984).
Altra particolarità distintiva dei primi decenni del GCM è stata la presenza di gruppi musicali che suonavano dal vivo sui carri allegorici.
A conti fatti il GCM ha formato la propria ossatura su tre punti:
– spirito popolare (che significa anche coinvolgimento del pubblico che non è più soltanto ospite ma parte integrante e fondamentale)
– musica (venivano create ad hoc ed erano dal vivo)
– organizzazione a 360°, idee originali e ricercate (pensato e organizzato come una manifestazione completa: venivano invitati gruppi folkloristici come la banda musicale della NATO, e compagnie folkloristiche da tutto il mondo, Belgio, Spagna, Brasile, etc).
Il GCM quindi non era un insieme di eventi e non solo carri.
La “rottura della pignatte” e il “Concorso delle Mascherine” non erano un semplice contorno ma avevano il compito di “preparare” la cittadina alla festa e quindi erano già parte della festa stessa.
La lavorazione dei carri oggi ha raggiunto livelli di assoluta eccellenza: le qualità degli artigiani carristi sono di livello assoluto soprattutto se si considera che si basano sulla tecnica del ferro modellato a mano e carta pesta.
Dopo oltre 40 anni il GCM è sicuramente uno dei più longevi della Regione e tra quelli con un’anima più forte e profonda.
Per la Città di Maiori e non solo, questa manifestazione resta un punto di riferimento importante e ogni anno può contare sulla presenza costante di gruppi provenienti da paesi vicini come Tramonti, Minori e Amalfi, a testimonianza del fatto che il GCM è un forte mezzo di scambio e condivisione tra le varie comunità del comprensorio e non solo.

Autore: Domenico Di Bianco